Il governo in Italia è cambiato per la terza volta in meno di un anno, lo spettro di Berlusconi ancora si aggira per la penisola, in Europa avanzano le destre euroscettiche in una vampata di ritorno al passato, i micronazionalismi imperversano per il continente mentre la Russia riaccende la guerra fredda (ri)annettendosi la Crimea in risposta alle aspirazioni filooccidentali degli ucraini di Kiev.
Insomma sa un po' tutto di stantìo e come disse un arguto umorista "anch'io non mi sento molto bene". Per fortuna i giapponesi sono sempre un oasi di freschezza in tema di sperimentazione...chi si ricorda l'Incantevole Creamy? Bè, offi si è fatta in tre, è rimasta folgorata (un po tardì a dire la verità) dal death metal e si è materializzata nelle BabyMetal! Voglia di Cioccolato!!!
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lunedì 24 marzo 2014
mercoledì 27 novembre 2013
mercoledì 18 settembre 2013
mercoledì 4 settembre 2013
Imu, fatta la festa gabbato il santo...
Imu: pagheremo ancora di più - Stefano Feltri - Il Fatto Quotidiano
È abbastanza sconfortante constatare come un governo messo in piedi da un Presidente della Repubblica uscente e rientrato dalla finestra, alla soglia dei novanta anni, dopo un mese passato tra consultazioni e presunti saggi, che doveva ristabilire la quasi incolmabile distanza tra elettori ed istituzioni e che si è formato straordinariamente, in una alleanza innaturale (!) tra PD e PDL per varare quelle riforme minime giusto per tornare a votare, continui nell'esercizio della melina, guardando di continuo l'orologio aspettando che il tempo (?) guarisca le profonde ferite di questo paese.
Chi ci guadagna? Uno lo conosciamo bene, più una moltitudine di privilegiati in perenne festeggiamento al suono dell'orchestrina del Titanic mostrata lo scorso lunedì nella nuova stagione di Presa Diretta di Riccardo Iacona.
È abbastanza sconfortante constatare come un governo messo in piedi da un Presidente della Repubblica uscente e rientrato dalla finestra, alla soglia dei novanta anni, dopo un mese passato tra consultazioni e presunti saggi, che doveva ristabilire la quasi incolmabile distanza tra elettori ed istituzioni e che si è formato straordinariamente, in una alleanza innaturale (!) tra PD e PDL per varare quelle riforme minime giusto per tornare a votare, continui nell'esercizio della melina, guardando di continuo l'orologio aspettando che il tempo (?) guarisca le profonde ferite di questo paese.
Chi ci guadagna? Uno lo conosciamo bene, più una moltitudine di privilegiati in perenne festeggiamento al suono dell'orchestrina del Titanic mostrata lo scorso lunedì nella nuova stagione di Presa Diretta di Riccardo Iacona.
giovedì 1 agosto 2013
giovedì 13 giugno 2013
Fin qui tutto bene
Sono passati quasi 50 giorni dalla fine dell'isteria post elezioni che ha portato quindi alla nascita del governo Letta. Gli italiani hanno assistito con sbigottimento condito da irritazione alle pantomime recitate dai partiti che sono emerse gloriosamente soddisfatti nel celebrare il trionfo della malapolitica nei confronti del neonato Movimento 5 Stelle. Il quale ha gestito malamente la botta conseguente alla Große Koalition italiota tra PD e PdL, passando dal dipingersi come l'onda arrabbiata degli onesti, della gente comune che entra nelle stanze del potere al movimento che dice solo no (questa è la chiave di lettura che i media tradizionali traducono per il cittadino "tipo", che si informa poco e con stretto o strettissimo ventaglio di scelta tra tv e giornali), dei dilettanti che parlano solo di scontrini e soprattutto di pupazzi nelle mani di un ex comico (che caccia chi leva una critica, anche piccola, anche circostanziale).
Probabilmente le cose non stanno così, e non passa la giusta lettura di questo stato di cose ma è sintomatico della situazione italiana la rapidità con la quale si travisano certi fatti e si fornisce un quadro altro della realtà.
La vittoria schiacciante dei candidati del PD alle amministrative, molto limitate a poche realtà locali in questa tornata e che hanno regalato come spunto più interessante l'elezione del nuovo sindaco di Roma, è stata al solito malamente travisata come un sì del popolo italiano al governo quando c'è stata un astensione record superiore al 40%, con punte fino al 50%, che non ha votato tutto il popolo italiano e che paradossalmente premia il partito che pur vincendo formalmente alle ultime politiche ha raggiunto il minimo storico a livello nazionale e che è ostaggio a tutti gli effetti di Berlusconi. Che dopo aver fagocitato i suoi ex alleati di AN ha relegato la Lega Nord a partito meno che locale (escludendo la regione Lombardia dove però Maroni era il candidato di tutto lo schieramneto di destra).
Tutto questo senza dimenticare che Napolitano è di nuovo (di nuovo!) Presidente della Repubblica (temiamo tutti che non arrivi alla fine del mandato...ma anche che ci arrivi), che abbiamo perso tempo fra saggi e controsaggi, che ci troviamo comunque con un governo a termine che sembra attualmente occupato a far passare quelle 2-3 promesse elettorali del PdL che nuoceranno al paese ma farà gridare a B. vittoria nonchè impegnato a far evitare a quest'ultimo processi e ineleggibilità.
Nel frattempo l'Italia della scuola, della ricerca, dell'impresa, della cultura è ancora in stand by, con il fondato timore che le batterie siano prossime ad esaurirs, come la pazienza degli italiani, popolo senza alternative e con una classe dirigente viziata, incapace e meschina.
Torneremo a vincere? L'Italia avrà la sua rinascita? E sarà per puro caso (ma gli avvoltoi saranno comunque pronti ad attribuirsi ogni merito della serie "io c'ero",) o da un'alchimia di persone, luoghi e tempi sorgerà di nuovo l'orgoglio che avevamo un tempo?
Speriamo di non rimanere nel frattempo solo noi topi a lasciare la nave quando è già affondata
Probabilmente le cose non stanno così, e non passa la giusta lettura di questo stato di cose ma è sintomatico della situazione italiana la rapidità con la quale si travisano certi fatti e si fornisce un quadro altro della realtà.
La vittoria schiacciante dei candidati del PD alle amministrative, molto limitate a poche realtà locali in questa tornata e che hanno regalato come spunto più interessante l'elezione del nuovo sindaco di Roma, è stata al solito malamente travisata come un sì del popolo italiano al governo quando c'è stata un astensione record superiore al 40%, con punte fino al 50%, che non ha votato tutto il popolo italiano e che paradossalmente premia il partito che pur vincendo formalmente alle ultime politiche ha raggiunto il minimo storico a livello nazionale e che è ostaggio a tutti gli effetti di Berlusconi. Che dopo aver fagocitato i suoi ex alleati di AN ha relegato la Lega Nord a partito meno che locale (escludendo la regione Lombardia dove però Maroni era il candidato di tutto lo schieramneto di destra).
Tutto questo senza dimenticare che Napolitano è di nuovo (di nuovo!) Presidente della Repubblica (temiamo tutti che non arrivi alla fine del mandato...ma anche che ci arrivi), che abbiamo perso tempo fra saggi e controsaggi, che ci troviamo comunque con un governo a termine che sembra attualmente occupato a far passare quelle 2-3 promesse elettorali del PdL che nuoceranno al paese ma farà gridare a B. vittoria nonchè impegnato a far evitare a quest'ultimo processi e ineleggibilità.
Nel frattempo l'Italia della scuola, della ricerca, dell'impresa, della cultura è ancora in stand by, con il fondato timore che le batterie siano prossime ad esaurirs, come la pazienza degli italiani, popolo senza alternative e con una classe dirigente viziata, incapace e meschina.
Torneremo a vincere? L'Italia avrà la sua rinascita? E sarà per puro caso (ma gli avvoltoi saranno comunque pronti ad attribuirsi ogni merito della serie "io c'ero",) o da un'alchimia di persone, luoghi e tempi sorgerà di nuovo l'orgoglio che avevamo un tempo?
Speriamo di non rimanere nel frattempo solo noi topi a lasciare la nave quando è già affondata
lunedì 22 aprile 2013
Ri-eletto!
L'artritico panorama politico italiano ci regala un'altra bella perla da sfoggiare a eterno testimone del genio italico nell'arte di arrangiarsi (campare è la prima concausa di disonestà): il paese vuole il cambiamento, ulula alla casta di scomparire, si irrigidisce ogni qual volta un politico di professione, se così vogliamo chiamarli, piomba in picchiata come un predatore su una poltrona che conta? Allora si brucia ogni possibile candidato con un minimo di credibilità internazionale, allontaniamo i neo eversivi benché democraticamente e legittimamente eletti cittadini M5S e già che ci siamo bruciamo anche il loro candidato alla PdR (che sarebbe pure di sinistra...) e rivotiamo il caro e vecchio Napolitano, che tanto ci appoggia il PdL, facciamo un altro governo del Presidente per 9-12 mesi poi torniamo a rivotare (e nel frattempo la ggente s'è scordata lo scordabile umano!). Una soluzione ideale per questo paese per anziani, nel corpo e nella mente...
Ogg è un vecchietto anche lui, ma con tantissima energia in corpo, ma Alice Cooper lo voterei come presidente!
Ogg è un vecchietto anche lui, ma con tantissima energia in corpo, ma Alice Cooper lo voterei come presidente!
giovedì 21 febbraio 2013
Io lo compro
Domani esce in edicola, allegato a Il Fatto Quotidiano, l'ultimo libro di Daniele Luttazzi.
Auto-ostracizzatosi anche dalla rete ormai da qualche anno, il comico romagnolo è l'ultima vittima del trittico (insieme a Biagi e Santoro) che nel 2001 fu oggetto dell'editto bulgaro di Berlusconi.
Francamente le polemiche di plagio hanno ormai fatto il loro tempo, Luttazzi benchè non ammettendolo mai chiaramente di aver "copiato" alcune battute da grandi standup americani (Hicks e Carlin in primis) non si è nemmeno mai nascosto dietro un dito e la qualità delle sue produzioni nonché la longevità (fino all'anno incriminato) della sua carriera (proseguita almeno nei teatri e sul web) parla da sè. Ultima apparizione: Raiperunanotte.
Siamo il paese del perdonismo ai furfanti, delle quarte e quinte possibilità, per certi personaggi poi sembra non arrivare mai l'oblio, sostenuti da soldi e tifoserie e tantaa, tanta servitù (ogni riferimento a Berlusconi è puramente casuale).
Ecco, se c'è qualcuno che non meritava questo oblìo era proprio Daniele Fabbri in arte Daniele Luttazzi. Che non ha mai preteso di piacere a chiunque, non ha mai cercato la battuta facile, l'ammiccamento, la tirata di gomito, non ha mai cavalcato argomenti "facili" (i suoi personaggi nel ciclo di Mai dire...rimangono fenomenali).
Domani esce il suo libro, Lolito, io lo compro, per curiosità, per solidarietà per sostenere l'idea che la sua carriera può ripartire e che merita di tornare in televisione.
Io lo compro, spero che molti altri faranno altrettanto.
Update del 22 febbraio:
Dalle mie parti mi dicono che è uscito già da un paio di giorni ed è introvabile...toccherà aspettare qualche giorno prima di averlo tra le mani!
domenica 9 dicembre 2012
Farsi del male
Forse basterebbe ogni tanto ricordarsi che la nostra è una democrazia relativamente giovane e frustrata da un dopo guerra privo di un vero e proprio taglio con il passato regime, sebbene formalmente sancito dal referendum che decretava la fine della monarchia e l'avvio dell'odierna repubblica parlamentare, per cercare quantomeno di capire l'impudicizia di certi fenomeno nella politica italiana.
Il Cavaliere del Nostro Stivale non fa neanche più finta di credere o di farsi raccontare che gli italiani lo invocano a gran voce nonostante a parole risuoni ancora la ritrita chiamata al soccorso del "Paese che Amo"...vinte le primarie del centrosinistra da Bersani, Berlusconi si getta a testa china sul bersaglio tentando il tutto per tutto e con in bocca gli ammuffiti slogan di venta'anni prima, a partire da quello sulla "magistratura onnipotente" e che urge una riforma della giustizia.
Questa volta però la repentina mossa di Monti, che dopo l'astensione alla camera di questa settimana aveva constatato il brusco cambio di strategia del PdL, deve aver spiazzato un po' tutti nel centrodestra e ha di fatto accelerato la corsa verso la prossima legislatura.
Francamente non so cosa aspettarmi dagli italiani, che mi hanno spesso stupito per la grettezza ed il cinismo, ma come già detto siamo una democrazia giovane e sebbene ci facciamo spesso beffe ed ironizziamo sulle altre realtà europee ed non, ancora ci ostianiamo tafazzianamente a regalarci il peggio rimandando il salto nel baratro alle generazioni future, che nel mio caso significa a me ed ai miei all'incirca coetanei.
Chissà, al peggio non c'è mai fine ma sperare è lecito, no?
Mi sa di no...
Altrove, ahinoi, si discute di temi un po' più alti.
Il Cavaliere del Nostro Stivale non fa neanche più finta di credere o di farsi raccontare che gli italiani lo invocano a gran voce nonostante a parole risuoni ancora la ritrita chiamata al soccorso del "Paese che Amo"...vinte le primarie del centrosinistra da Bersani, Berlusconi si getta a testa china sul bersaglio tentando il tutto per tutto e con in bocca gli ammuffiti slogan di venta'anni prima, a partire da quello sulla "magistratura onnipotente" e che urge una riforma della giustizia.
Questa volta però la repentina mossa di Monti, che dopo l'astensione alla camera di questa settimana aveva constatato il brusco cambio di strategia del PdL, deve aver spiazzato un po' tutti nel centrodestra e ha di fatto accelerato la corsa verso la prossima legislatura.
Francamente non so cosa aspettarmi dagli italiani, che mi hanno spesso stupito per la grettezza ed il cinismo, ma come già detto siamo una democrazia giovane e sebbene ci facciamo spesso beffe ed ironizziamo sulle altre realtà europee ed non, ancora ci ostianiamo tafazzianamente a regalarci il peggio rimandando il salto nel baratro alle generazioni future, che nel mio caso significa a me ed ai miei all'incirca coetanei.
Chissà, al peggio non c'è mai fine ma sperare è lecito, no?
Mi sa di no...
Altrove, ahinoi, si discute di temi un po' più alti.
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domenica 25 novembre 2012
Prime Primarie
Oggi si sono tenute le primarie del centro-sinistra (chissà perchè mi viene sempre da pensare "primarie del PD").
Ora io non so quanto le regole per registrarsi ed il regolamento di votazione avranno influito sull'esito finale che vede per adesso il prevedbile testa a testa tra Bersani e Renzi, con il primo nettamente in vantaggio su secondo.
Registro che è stato comunque un bel tentativo di esercizio di democrazia dal basso, si parla di quasi 4 milioni di votanti, e l'immagine di un centro-sinistra per una volta più dinamico del centro-destra continuerà a prevalere nelle prossime settimane e sposterà forse qualche voto, opponendo una visione diversa della politica tradizionale alla prorompenza del M5S di Beppe Grillo.
Rimango purtroppo scettico su quello che ci ritroveremo alle imminenti elezioni legislative: un centro sinistra che non sappiamo se riuscirà a presentarsi compatto dell'investitura del suo candidato premier, un centro destra spaccato dall'interno, questa volta con B. che tenta di cannibalizzare il movimento a cui ha dato vita, un Movimento 5 Stelle scalpitante ed ancora più agguerrito, gli ultimi strali di una UDC incerta della sua sopravvivenza e tanta polvere di partiti "zombie", incluso l'IDV di Di Pietro.
A rendere tutto un po' più eccitante nell'attesa, il pensiero di tanti potenziali scandali politico-economici a smuovere il dibattito e la questione della elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Ora io non so quanto le regole per registrarsi ed il regolamento di votazione avranno influito sull'esito finale che vede per adesso il prevedbile testa a testa tra Bersani e Renzi, con il primo nettamente in vantaggio su secondo.
Registro che è stato comunque un bel tentativo di esercizio di democrazia dal basso, si parla di quasi 4 milioni di votanti, e l'immagine di un centro-sinistra per una volta più dinamico del centro-destra continuerà a prevalere nelle prossime settimane e sposterà forse qualche voto, opponendo una visione diversa della politica tradizionale alla prorompenza del M5S di Beppe Grillo.
Rimango purtroppo scettico su quello che ci ritroveremo alle imminenti elezioni legislative: un centro sinistra che non sappiamo se riuscirà a presentarsi compatto dell'investitura del suo candidato premier, un centro destra spaccato dall'interno, questa volta con B. che tenta di cannibalizzare il movimento a cui ha dato vita, un Movimento 5 Stelle scalpitante ed ancora più agguerrito, gli ultimi strali di una UDC incerta della sua sopravvivenza e tanta polvere di partiti "zombie", incluso l'IDV di Di Pietro.
A rendere tutto un po' più eccitante nell'attesa, il pensiero di tanti potenziali scandali politico-economici a smuovere il dibattito e la questione della elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
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venerdì 26 ottobre 2012
Dobbiamo crederci (?)
Sembra arrivato ad un capolinea il percorso politico di Silvio Berlusconi, o così sembra. L'altro ieri annunciava la rinuncia a candidarsi alla guida del PdL alle prossime elezioni legislative, oggi la notizia della condanna a quattro anni per frode fiscale (ma tre sono indultati, grazie alla famigerata legge del 2006 promossa dalla sinistra).
Anche i meno smaliziati hanno rinunciato a credere alla casualità delle decisioni del Cavaliere (tanto quanto la goffaggine dello stesso nei consessi esteri) così parte in parallelo il coro contro la magistratura.
È stata una mossa calcolata per bilanciare lo scarso appeal che l'ex leader ha oggi sull'elettorato moderato con il tentativo di polarizzare ancora una volta la scelta tra una vaga promessa di libertà ed un ipotetico stato di polizia?
Francamente siamo arrivati ad un punto nel quale le risultanze giudiziarie sono del tutto irrilevanti quando si pone la questione del bene del paese ma non dubito che nei prossimi mesi ci troveremo ancora a discutere di questo e vedremo se i falsi problemi e la disinformazione la fanno ancora da padroni sull'esito finale delle prossime elezioni che si preannunciano decisamente calde, sulla marcia stanca di un governo tecnico "male minore" ma sempre più oggetto di critiche da tutte le parti e l'incognita M5S, con il primo test di domenica prossima in Sicilia.
Per non dimenticare:
Anche i meno smaliziati hanno rinunciato a credere alla casualità delle decisioni del Cavaliere (tanto quanto la goffaggine dello stesso nei consessi esteri) così parte in parallelo il coro contro la magistratura.
È stata una mossa calcolata per bilanciare lo scarso appeal che l'ex leader ha oggi sull'elettorato moderato con il tentativo di polarizzare ancora una volta la scelta tra una vaga promessa di libertà ed un ipotetico stato di polizia?
Francamente siamo arrivati ad un punto nel quale le risultanze giudiziarie sono del tutto irrilevanti quando si pone la questione del bene del paese ma non dubito che nei prossimi mesi ci troveremo ancora a discutere di questo e vedremo se i falsi problemi e la disinformazione la fanno ancora da padroni sull'esito finale delle prossime elezioni che si preannunciano decisamente calde, sulla marcia stanca di un governo tecnico "male minore" ma sempre più oggetto di critiche da tutte le parti e l'incognita M5S, con il primo test di domenica prossima in Sicilia.
Per non dimenticare:
martedì 9 ottobre 2012
Cervelli che rimangono
Io penso che qui dobbiamo deciderci su un concetto, mettersi d'accordo su quello che vogliamo che una parola significhi. La parola è merito.
È di questi giorni l'intervista a Nicola Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, eletta a insaputa degli elettori nel listino bloccato di Formigoni, personaggio pop del momento, la cui ascesa politica ha fatto storcere il naso a molti fino alla richiesta di non molto tempo fa del segretario del PDL Angelino Alfano di dimettersi dall'incarico.
Nella suddetta intervista la consigliera si è prodigata nell'apologia dell'ora del dilettante, affermando che non è necessario essere "preparatissimi", che il suo recente intervento in Regione a sostegno delle banche del latte materno è frutto della curiosità nata in seguito alla maternità della sorella e che "basta con questi luoghi comuni sulle modelle che hanno il cervello piccolo" e amenità simili.
Sorvolando ora sul personaggio in sè che ha tutto l'interesse a rimanere al centro dell'attenzione per vari motivi, probabilmente non solo di vanità personale, emergono con forza alcune considerazioni che feci nel lontano '95 con un mio amico durante una pacata discussione. In breve il mio amico sosteneva, come il vecchio Montanelli, che una volta sperimentato Berlusconi il popolo italiano avrebbe in fretta capito con che pasta di personaggio aveva a che fare e che i normali equilibri del dibattito politico si sarebbero ristabiliti dopo l'onda d'urto ancora forte degli anni di Tangentopoli. Io sostennni un po' più pessimisticamente che Berlusconi ce lo saremmo tolti di torno solo quando il Signore Iddio avesse deciso di richiamarlo a sè ma che i suoi effetti nefasti sarebbero rimasti ancora a lungo.
Nicole Minetti, torniamo a lei purtroppo, incarna questo aspetto: è giovane, nel '94 si può dire fosse una bambina, sfrontata, parla il linguaggio dell'antiretorica adialettica ("che ma c'è di male", "ma perchè no", "cosa vuol dire" sono le migliori risposte a qualunque tipo di domanda per chi lambisce solo la superficie delle questioni poste dall'interlocutore) farcito di slogan validi per un programma del sabato pomeriggio.
Il merito appunto, quello assente in chi come lei si è sbattuta ma nel verso sbagliato, al contrario di chi invece studia e lavora non per un ideale ma perchè sente di fare la cosa giusta e perchè le competenze se le suda, anche sul campo, e non parlo di chi avrebbe voluto sedere sullo scranno della consigliera Minetti e portare avanti delle battaglie politiche diverse o anche semplicemente per una partecipazione più attiva al dibattito politico ma chi tutti i giorni sperimenta la grande iniquità del sistema (assente) di selezione tutto italiano basato sui rapporti personali più che sul merito, l'impegno, i risultati. È così da molto tempo ma questa attitudine di cui ci si lamenta, ci si strappa le vesti per trovare una soluzione, non è qualcosa che si risolve con una legge ma è dentro le nostre teste, ci si è piatato e ha messo le radici, è le "dichiarazioni" della Minetti sono buone per riempire qualche pagina di giornale, qualche rotocalco, qualche blog.
E che vorrebbe parlare d'altro magari.
È di questi giorni l'intervista a Nicola Minetti, consigliere regionale della Regione Lombardia, eletta a insaputa degli elettori nel listino bloccato di Formigoni, personaggio pop del momento, la cui ascesa politica ha fatto storcere il naso a molti fino alla richiesta di non molto tempo fa del segretario del PDL Angelino Alfano di dimettersi dall'incarico.
Nella suddetta intervista la consigliera si è prodigata nell'apologia dell'ora del dilettante, affermando che non è necessario essere "preparatissimi", che il suo recente intervento in Regione a sostegno delle banche del latte materno è frutto della curiosità nata in seguito alla maternità della sorella e che "basta con questi luoghi comuni sulle modelle che hanno il cervello piccolo" e amenità simili.
Sorvolando ora sul personaggio in sè che ha tutto l'interesse a rimanere al centro dell'attenzione per vari motivi, probabilmente non solo di vanità personale, emergono con forza alcune considerazioni che feci nel lontano '95 con un mio amico durante una pacata discussione. In breve il mio amico sosteneva, come il vecchio Montanelli, che una volta sperimentato Berlusconi il popolo italiano avrebbe in fretta capito con che pasta di personaggio aveva a che fare e che i normali equilibri del dibattito politico si sarebbero ristabiliti dopo l'onda d'urto ancora forte degli anni di Tangentopoli. Io sostennni un po' più pessimisticamente che Berlusconi ce lo saremmo tolti di torno solo quando il Signore Iddio avesse deciso di richiamarlo a sè ma che i suoi effetti nefasti sarebbero rimasti ancora a lungo.
Nicole Minetti, torniamo a lei purtroppo, incarna questo aspetto: è giovane, nel '94 si può dire fosse una bambina, sfrontata, parla il linguaggio dell'antiretorica adialettica ("che ma c'è di male", "ma perchè no", "cosa vuol dire" sono le migliori risposte a qualunque tipo di domanda per chi lambisce solo la superficie delle questioni poste dall'interlocutore) farcito di slogan validi per un programma del sabato pomeriggio.
Il merito appunto, quello assente in chi come lei si è sbattuta ma nel verso sbagliato, al contrario di chi invece studia e lavora non per un ideale ma perchè sente di fare la cosa giusta e perchè le competenze se le suda, anche sul campo, e non parlo di chi avrebbe voluto sedere sullo scranno della consigliera Minetti e portare avanti delle battaglie politiche diverse o anche semplicemente per una partecipazione più attiva al dibattito politico ma chi tutti i giorni sperimenta la grande iniquità del sistema (assente) di selezione tutto italiano basato sui rapporti personali più che sul merito, l'impegno, i risultati. È così da molto tempo ma questa attitudine di cui ci si lamenta, ci si strappa le vesti per trovare una soluzione, non è qualcosa che si risolve con una legge ma è dentro le nostre teste, ci si è piatato e ha messo le radici, è le "dichiarazioni" della Minetti sono buone per riempire qualche pagina di giornale, qualche rotocalco, qualche blog.
E che vorrebbe parlare d'altro magari.
giovedì 22 dicembre 2011
Pensierini prenatalizi
Pur avendo abbandonato da tempo la retta via che illumina con innocente candore la nostra infanzia verso il Bambino Gesù, resistendo strenuamente alla pagana consuetudine di scrivere la letterina al noto affabulatore svappeso capitalista travestito da estintore dietro il quale si nascondono i biechi affaristi delle multinazionali, ho deciso di stilare la mia personale lista di 10 desideri:
1 - l'annichilazione totale dell'Italia di Berlusconi e del berlusconismo
2 - l'annichilazione totale della peggiore classe dirigente dell'Universo
3 - superare la crisi economica e ricevere un aumerno di stipendio, smettendo di pensare male, nel frattempo, ogni volta che vengo sorpassato dall'ultimo modello di Mercedes o vedo ristrutturare quella villetta lungo la strada mentre vado al centro commerciale (sicuramente il frutto di duro e lungo lavoro e i soldi se li sono sudati)
4 - la combustione spontanea di tutte le "riviste" di gossip, redazionie direttori compresi
5 - Studio Aperto che diveta la rubrica di informazione di "cotto e Mangiato"
6 - Sanremo abolito per acclamazione nazionale
7 - la Pausini, Jovanotti, Ligabue, Tiziano Ferro, i Negramaro che annunciano i loro ultimi "lavori" per ritirarsi subito dopo in qualche monastero scelto a caso su Google Maps
8 - quel comico italiano di grande successo capirà che invece fa letteralmente cagare perché gli italiani non capiscono notoriamente una mazza e si autoesilierà (tu sai chie è)
9 - il terzo capitolo di X-Files al cinema da sbancare al botteghino mondiale
10 - il cancro che viene sconfitto dalla vera malattia incurabile dell'umanità: il raffreddore
Buon Natale!
venerdì 16 settembre 2011
W.F.S.T.C.I!
giovedì 16 giugno 2011
Che tristezza di ministro...povera Italia!
La recente vicenda del ministro Brunetta è la cifra migliore della crisi di queso governo, a parole liberista e riformatore, nei fatti fallimentare sotto ogni aspetto.
A pensarci bene di peggio c'è solo la scomposta reazione del Ministro che dopo aver evitato anche solo di ascoltare una domanda di alcuni lavoratori precari ha tentato di occupare televisioni, radio, giornali nonché il web con la "sua" versione dei fatti, come se noi spettatori esterni non potessimo farci una nostra opinione semplicemente dando un giudizio sul video integrale che ripropone l'intero svolgimento degli eventi.
Ciò che è triste è la distanza planetaria tra una classe politica arrogante, autoreferenziale e autocompiaciuta per la quale loro sono i Migliori Campioni Che l'Italia Abbia Mai Avuto e tuti gli altri una massa di losers causa di tutti i mali e delle degenerazioni del nostro paese.
Che bello sarebbe governare una nazione con un debito pubblico ai minimi termini, una bilancia commerciale n attivo, i conti a posto, disocupazione sotto il 3%, traboccante di benessere e salute, capace di attrarre capitali, cervelli e turisti, che sforna premi Nobel, eccellenze imprenditoriali e culturali, ha imprese in salute che competono vincenti con i colossi del resto del mondo.
Probabilmente questo paese esiste, ma non è l'Italia.
E forse, dico forse, chi ci ha governato per la grande parte degli ultimi 17 anni, ch ha deciso le strategie, come investire le risorse e dove tagliarle, chi favorire e dove investire, bè, forse forse n po' di responsabilità ce l'ha.
A pensarci bene di peggio c'è solo la scomposta reazione del Ministro che dopo aver evitato anche solo di ascoltare una domanda di alcuni lavoratori precari ha tentato di occupare televisioni, radio, giornali nonché il web con la "sua" versione dei fatti, come se noi spettatori esterni non potessimo farci una nostra opinione semplicemente dando un giudizio sul video integrale che ripropone l'intero svolgimento degli eventi.
Ciò che è triste è la distanza planetaria tra una classe politica arrogante, autoreferenziale e autocompiaciuta per la quale loro sono i Migliori Campioni Che l'Italia Abbia Mai Avuto e tuti gli altri una massa di losers causa di tutti i mali e delle degenerazioni del nostro paese.
Che bello sarebbe governare una nazione con un debito pubblico ai minimi termini, una bilancia commerciale n attivo, i conti a posto, disocupazione sotto il 3%, traboccante di benessere e salute, capace di attrarre capitali, cervelli e turisti, che sforna premi Nobel, eccellenze imprenditoriali e culturali, ha imprese in salute che competono vincenti con i colossi del resto del mondo.
Probabilmente questo paese esiste, ma non è l'Italia.
E forse, dico forse, chi ci ha governato per la grande parte degli ultimi 17 anni, ch ha deciso le strategie, come investire le risorse e dove tagliarle, chi favorire e dove investire, bè, forse forse n po' di responsabilità ce l'ha.
sabato 28 maggio 2011
Vuoi scommetere che la sortita di B. al G8 di Deauville è stato un tentativo di giustificarsi di fronte al Capo del Mondo Occidentale prima che qualche delegittimazione gli arrivi colata di asfalto, dopo la Primavera Araba, i rapporti con Gheddafi, Ben Alì, Lukashenko e altre amenità varie? Seeè, magari...
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Obama
martedì 26 aprile 2011
Fukushima mon amour
http://www.inviatospeciale.com/
È passato più di un mese dalla tragedia dello tsunami giapponese. Ha fatto oltre 28.000 morti. 28.000! È praticamente un comune italiano di medio/piccole dimensioni. È stata una evento immane, senza precedenti, che in Italia abbiamo faticato a comprendere non soltanto per l'entità dei danni quanto per la dignitosa quanto pronta risposta della popolazione giapponese. Poi c'è stata Fukushima, ci sono stati gli incidenti, i tentativi di minimizzare delle autorità, le bugie della Tepco e la situazione che si aggravava sempre più mentre in Occidente ci si preoccupava di leggere il susseuirsi dei giorni con il solito cinico sguardo dell'uomo bianco che ritiene che il mondo giri intorno a se stesso.
Giornalisti di parte e lobbisti rapaci hanno fatto carte false per tentare di dimostrare quanto gli incidenti della centrale poco abbiano a che vedere con la reale sicurezza di una centrale di nuova generazione quindi il discorso si è fossilizzato lì. Nessun tentativo dei media di capire come la nazione giapponese stesse cercando di reagire all ferita infertali, come e se gli aiuti dal mondo stessero effettivamente riportando alla normalità una popolazione scossa e ferita. Poche cose in tv o nei giornali, e anche quelle bisogna(va) andarsele a cercare per bene.
Tutta l'attenzione si è focalizzata sui milliSievert, sulle nubi, sul vento, sui confronti con Cernobyl, sulle ricadute in Occidente insomma.
E il governo, italiano ovviamene, che non sa che pesci pigliare, tentenna, ostenta prima sicurezza poi si rimangia tutto. Pausa di riflessione, come nei rappori di coppia in cui uno dei due è talmente bollito che tenta la carta del "non sei tu, sono io".
E oggi, in barba ancora a quei morti sconosciuti, a quella tragedia che ha lasciato indifferenti i media italiani (se ne trova ancora traccia sui giornali o nelle televisioni se non è un aggiornamento del bollettino di radioattività misurata?), che giustamente ha sollevato le opinioni pubbliche mondiali contro la scelta energetica nucleare, nel tipico stile Berlusconiano ("quando parlo troppo, straparlo e finisco per dire le cose come stanno, tanto se le bevono tutte al più smentisco il giorno dopo o me la prendo con la stampa faziosa e comunista"), il presidente del consiglio (scritto piccolo, come il suo cervello e la sua statura, in senso lato intendo) se ne esce ammettendo che lo stop al nucleare è solo per calmare le acque e far fallire il referendum.
mercoledì 13 aprile 2011
No alibi
Posta l'ennesima porcata della nostra illustre classe politica (mamma mia, se penso alle facce delle strapagate nullità che siedono al parlamento e a certi nostri eroici compatrioti che in Italia e all'estero sanno portare il giusto merito al nome del nostro), Berlusconi non avrà nessun altro alibi per governare e migliorare questo paese.
Giusto?
Giusto?
venerdì 11 febbraio 2011
La spirale in cui siamo precipitati
L'avevano già detto in tanti e altrattanti l'avevo previsto ma il pozzo senza fine in cui siamo finiti è più devastante di quello che si pensava.
Passi l'autogiustificazione di Berlusconi, ma il livello delle discussioni, delle dichiarazioni, delle opinioni dei personaggi più o meno interessati dalla vicenda si fa sempre più basso.
Ed è sintomo di quanto questa antiretorica d'accatto abbia messo radici nella più elementare discussione.
I "non c'è niente di male", "non vedo il problema", "chi non lo farebbe" o più in voga in questi giorni, "siamo tutti peccatori" sono tutte espressioni ormai vuote, degli slogan fini a se stessi a cui non si può replicare solo con un espressione tra la rassegnazione ed il compatimento.
C'è stato in questi vent'anni, un ribaltamento delle parol, dei valori, dei riferimenti, in buona parte dovuto alla tv, in Italia prevalente mezzo di informazione. Dalle veline alle trasmissioni piene di schiamazzi che si proclamano "appofondimenti" ai reality show alle fiction di bassa lega, la televisione, commerciale e non, ha segnato il passo e l'apparire, in tv o sui giornali di gossip, più costruiti ad arte di un Grande Fratello, è diventata la cifra dell'essere, tanto da elevare i suoi protagonisti da semplici figuranti a cardini del sistema sociale e politico italiano.
Chi diceva che questi (autori e presentatori) erano geni della televisione grazie ai loro numeri in realtà non leggevano quello che si celava: che l'Italia si specchiava in essi e si plasmava a sua immagine (dalle veline di Striscia alle varie Buona Domenica, agli obbrobri della De Filippi a quel carrozzone irriconoscibile che è diventato Quelli che il calcio).
Forse è proprio in virtù di questo rapposrto malsano che la società italiana sta alla (sua) televisione come la società americana sta alla (propria) televisione: guardare per credere al Daily Show di Jon Stewart, al sempiterno Letterman o al leggendario Saturday Night Live.
Si giustifica il Vertice per giustificare noi stessi? È la peggiore delle ipocrisie. Suvvia, nessuno pretende che chi ci rappresenta si esente da errori o difetti ma che diventi l'icona e il portabandiera dei peggiori comportamenti e dei più beceri atteggiamenti è qualcosa che è francamente inaccettabile.
Vorrei un po' di coerenza, per lo meno, non il gioco delle smentite, non far passare tutto come una chiacchiera da bar (lasciamole ai bar), non si può dire un giorno "solo sanbitter e cene simpatiche", a "mai frequentato minorenni", da non sapevo che fosse minorenne a "mai pagato per fare sesso".
Vorrei un leader capace di ispirarci le migliori virtù, non titillare le più becere fantasie, un leader capace di guidarci soprattutto in questo mare agitato da incertezza economica, crisi finanziare, dissesto culturale e della cultura non qualcuno che un giorno vuole spaccare il paese in pro e contro, nel compiacere una parte e nell'insultare l'altra.
Vorrei vivere in un paese normale dell'occidente contemporaneo, dove per ci sia veramente la libertà, ma delle proprie scelte, non di fare quel che si pare in barba ai codici vigenti.
Aiuto.
martedì 18 gennaio 2011
10, 100, 1000 lolite di azzurra assuefazione
Cominciavo proprio a pensarci in questi giorni complice una comparsata della Bonaccorti su una trasmissione Mediaset qualche giorno fa (il nome l'ho rimosso, ero caduto accidentalmente sul telecomando) che ricordava i "bei tempi andati" di Non è la Rai. Era una trasmissione crepuscolare e decadente di una decade, gli anni Ottanta, nella quale superficialità ed apparenza (leggere quel pugno allo stomaco di American Psycho o la versione edulcorata.) premiavano, e Non è la Rai era una rappresentazione grottesca e ignobile dell'Italia maschilista e pruriginosa, nonchè della grettezza della tv italiana. Lo è sempre stata, per carità, ma mentre nel mondo si affermavano principi e diritti per le donne ed una nuova dimensione sociale investiva buona parte del mondo occidentale (ma anche quello orientale), in Italia ri registrava un deprimente arretratezza.
Precursore però di quella concezione stolida e svaccata di intrattenimento è stato senz'altro Drive-In.
Precursore però di quella concezione stolida e svaccata di intrattenimento è stato senz'altro Drive-In.
Risate registrate tipo sit-com rincarate da uno pseudo pubblico di giovani frequentatori del Drive-in pagati per spanciarsi ad ogni battuta, comici ridotti a continue ripetizioni di se stessi in modo sempre più macchiettistico, intriso dei più beceri luoghi comuni, privi di ogni spessore che potesse rendere quei personaggi e quegli sketch di valore (la riprova è che a risentirli oggi ci si chiede come fosse possibile ridere di quelle battute).
Poi c'erano le ragazze, prototipo di ogni Velina, Letterina et similia fino ai giorni oggi.
Culturalmente ha lasciato un segno indelebile su una generazione di giovani maschi e femmine, accompagnandone l'intera adolescenza negli '80 (me compreso).
Quindi mi "conforta" verificare che non sono il solo ad aver avuto questo pensiero, nei giorni del "Rubygate".
Poi c'erano le ragazze, prototipo di ogni Velina, Letterina et similia fino ai giorni oggi.
Culturalmente ha lasciato un segno indelebile su una generazione di giovani maschi e femmine, accompagnandone l'intera adolescenza negli '80 (me compreso).
Quindi mi "conforta" verificare che non sono il solo ad aver avuto questo pensiero, nei giorni del "Rubygate".
P.S.
Gianfranco D'Angelo però resta un mito...
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