Sono passati quasi 50 giorni dalla fine dell'isteria post elezioni che ha portato quindi alla nascita del governo Letta. Gli italiani hanno assistito con sbigottimento condito da irritazione alle pantomime recitate dai partiti che sono emerse gloriosamente soddisfatti nel celebrare il trionfo della malapolitica nei confronti del neonato Movimento 5 Stelle. Il quale ha gestito malamente la botta conseguente alla Große Koalition italiota tra PD e PdL, passando dal dipingersi come l'onda arrabbiata degli onesti, della gente comune che entra nelle stanze del potere al movimento che dice solo no (questa è la chiave di lettura che i media tradizionali traducono per il cittadino "tipo", che si informa poco e con stretto o strettissimo ventaglio di scelta tra tv e giornali), dei dilettanti che parlano solo di scontrini e soprattutto di pupazzi nelle mani di un ex comico (che caccia chi leva una critica, anche piccola, anche circostanziale).
Probabilmente le cose non stanno così, e non passa la giusta lettura di questo stato di cose ma è sintomatico della situazione italiana la rapidità con la quale si travisano certi fatti e si fornisce un quadro altro della realtà.
La vittoria schiacciante dei candidati del PD alle amministrative, molto limitate a poche realtà locali in questa tornata e che hanno regalato come spunto più interessante l'elezione del nuovo sindaco di Roma, è stata al solito malamente travisata come un sì del popolo italiano al governo quando c'è stata un astensione record superiore al 40%, con punte fino al 50%, che non ha votato tutto il popolo italiano e che paradossalmente premia il partito che pur vincendo formalmente alle ultime politiche ha raggiunto il minimo storico a livello nazionale e che è ostaggio a tutti gli effetti di Berlusconi. Che dopo aver fagocitato i suoi ex alleati di AN ha relegato la Lega Nord a partito meno che locale (escludendo la regione Lombardia dove però Maroni era il candidato di tutto lo schieramneto di destra).
Tutto questo senza dimenticare che Napolitano è di nuovo (di nuovo!) Presidente della Repubblica (temiamo tutti che non arrivi alla fine del mandato...ma anche che ci arrivi), che abbiamo perso tempo fra saggi e controsaggi, che ci troviamo comunque con un governo a termine che sembra attualmente occupato a far passare quelle 2-3 promesse elettorali del PdL che nuoceranno al paese ma farà gridare a B. vittoria nonchè impegnato a far evitare a quest'ultimo processi e ineleggibilità.
Nel frattempo l'Italia della scuola, della ricerca, dell'impresa, della cultura è ancora in stand by, con il fondato timore che le batterie siano prossime ad esaurirs, come la pazienza degli italiani, popolo senza alternative e con una classe dirigente viziata, incapace e meschina.
Torneremo a vincere? L'Italia avrà la sua rinascita? E sarà per puro caso (ma gli avvoltoi saranno comunque pronti ad attribuirsi ogni merito della serie "io c'ero",) o da un'alchimia di persone, luoghi e tempi sorgerà di nuovo l'orgoglio che avevamo un tempo?
Speriamo di non rimanere nel frattempo solo noi topi a lasciare la nave quando è già affondata
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giovedì 13 giugno 2013
domenica 3 febbraio 2013
Venghino, Siori, venghino!!
Propostascìoc di Silvio Berlusconi, lo zombie della politica italiana, l'Eterno Ritornante che ci ripresenta il set di pentole rilucidate della tassa sulla casa.
La volpe Silvio vuole comprarsi i voti degli italiani pagando con la restituzione dell'IMU, balzello mal digerito ma ahimè votato anche dal PDL che sosteneva il governo Monti insieme al PD...ma si sa, la coerenza non è il forte del Cavaliere che si ripropone come la peggiore delle peperonate.
Anche questa volta troverà qualcuno disposto a votarlo (i soliti elettori con l'alto senso dello stato...) che dimentichi o autoforzati a dimenticare i disastri della precedente gestione della cosa pubblica di Berlusconi e accoliti vari, si tapperanno occhi e bocca, lasciando indifesi quei pertugi ripetutamente violati dalle false promesse che riescono ancora ad avere quel suono affascinante da sirena ammaliatrice: le orecchie di chi vuol ascoltare...
Intanto di scempio in scempio, questo Paese a corto di rappresentanza assiste passiva a questa campagna elettorale anomala dove si profila un astensionismo record, un esercito di nuovi parassiti che azzannano o sognano di azzannare la poltrona, nella (nostra) speranza che un cataclisma di qualche tipo ingoi tutto e ci svegli salvandoci da questo incubo!
La volpe Silvio vuole comprarsi i voti degli italiani pagando con la restituzione dell'IMU, balzello mal digerito ma ahimè votato anche dal PDL che sosteneva il governo Monti insieme al PD...ma si sa, la coerenza non è il forte del Cavaliere che si ripropone come la peggiore delle peperonate.
Anche questa volta troverà qualcuno disposto a votarlo (i soliti elettori con l'alto senso dello stato...) che dimentichi o autoforzati a dimenticare i disastri della precedente gestione della cosa pubblica di Berlusconi e accoliti vari, si tapperanno occhi e bocca, lasciando indifesi quei pertugi ripetutamente violati dalle false promesse che riescono ancora ad avere quel suono affascinante da sirena ammaliatrice: le orecchie di chi vuol ascoltare...
Intanto di scempio in scempio, questo Paese a corto di rappresentanza assiste passiva a questa campagna elettorale anomala dove si profila un astensionismo record, un esercito di nuovi parassiti che azzannano o sognano di azzannare la poltrona, nella (nostra) speranza che un cataclisma di qualche tipo ingoi tutto e ci svegli salvandoci da questo incubo!
venerdì 26 ottobre 2012
Dobbiamo crederci (?)
Sembra arrivato ad un capolinea il percorso politico di Silvio Berlusconi, o così sembra. L'altro ieri annunciava la rinuncia a candidarsi alla guida del PdL alle prossime elezioni legislative, oggi la notizia della condanna a quattro anni per frode fiscale (ma tre sono indultati, grazie alla famigerata legge del 2006 promossa dalla sinistra).
Anche i meno smaliziati hanno rinunciato a credere alla casualità delle decisioni del Cavaliere (tanto quanto la goffaggine dello stesso nei consessi esteri) così parte in parallelo il coro contro la magistratura.
È stata una mossa calcolata per bilanciare lo scarso appeal che l'ex leader ha oggi sull'elettorato moderato con il tentativo di polarizzare ancora una volta la scelta tra una vaga promessa di libertà ed un ipotetico stato di polizia?
Francamente siamo arrivati ad un punto nel quale le risultanze giudiziarie sono del tutto irrilevanti quando si pone la questione del bene del paese ma non dubito che nei prossimi mesi ci troveremo ancora a discutere di questo e vedremo se i falsi problemi e la disinformazione la fanno ancora da padroni sull'esito finale delle prossime elezioni che si preannunciano decisamente calde, sulla marcia stanca di un governo tecnico "male minore" ma sempre più oggetto di critiche da tutte le parti e l'incognita M5S, con il primo test di domenica prossima in Sicilia.
Per non dimenticare:
Anche i meno smaliziati hanno rinunciato a credere alla casualità delle decisioni del Cavaliere (tanto quanto la goffaggine dello stesso nei consessi esteri) così parte in parallelo il coro contro la magistratura.
È stata una mossa calcolata per bilanciare lo scarso appeal che l'ex leader ha oggi sull'elettorato moderato con il tentativo di polarizzare ancora una volta la scelta tra una vaga promessa di libertà ed un ipotetico stato di polizia?
Francamente siamo arrivati ad un punto nel quale le risultanze giudiziarie sono del tutto irrilevanti quando si pone la questione del bene del paese ma non dubito che nei prossimi mesi ci troveremo ancora a discutere di questo e vedremo se i falsi problemi e la disinformazione la fanno ancora da padroni sull'esito finale delle prossime elezioni che si preannunciano decisamente calde, sulla marcia stanca di un governo tecnico "male minore" ma sempre più oggetto di critiche da tutte le parti e l'incognita M5S, con il primo test di domenica prossima in Sicilia.
Per non dimenticare:
domenica 23 settembre 2012
Governo (regionale) ladro
In questi mesi e nelle ultime settimane in particolare, siamo stati travolti dagli scandali dei componenti delle giunte regionali.
Da qualche anno infatti le Regioni italiane sono assurte a ruolo di piccoli governi, tant'è che il presidente di regione viene appellato con il titolo inappropriato ma giornalisticamente più usato di "governatore" (manco il Molise fosse il Texas, con rispetto parlando...). Ciò ha favorito la creazione di vere e proprie lobby, cricche, elite interne alle correnti, anche di maggioranza che gestiscono con piglio da padrone di casa gli affari, in senso letterale, della regione e spesso questa posizione si riverbera anche nel portafogli dei membri di tali circoli per giunta senza sensibili ricadute positive sul territorio. Anzi.
L'autonomia dal governo centrale non si è tradotta automaticamente in una gestione migliore del denaro pubblico e il sogno di un federalism che guariva tutte le ferite della mala amministrazione sono sfumate nelle inchieste dei magistrati.
D'altronde non può esistere situazione migliore di governo se gli uomini e le donne al timone di comando non sono persone all'altezza ma scelte nel ranking di chi conta e chi no.
Forse sarebbe arrivato il momento di ripensare alla responsanilià che abbiamo nello scegliere chi ci amministra e ci governa giocando tutti a carte scoperte come, di nuovo, la politica a viso aperto negli USA insegna.
PS
Lo so, è un po fascista ma la tentazione è forte e sono sempre personaggi pubblici abituati ai riflettori (adesso magari un po' meno) ma non è che Lombroso aveva un pochinino di ragione?
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mercoledì 6 giugno 2012
Quanti giorni all'alba?
È un periodo strano questo, soprattutto per il nostro paese. Il palazzo sta crollando, i partiti si arroccanno e si stringono l'un altro proteggendosi dal terremoto che sta per travolgere tutto e all'orizzonte non si riesce a scorgere che italia uscirà.
Alle ultime amministrative di qualche settimana fa, pur con il beneficio d'inventario di una tornata elettorale che non a visto grossi numeri di persone al voto né amministrazioni particolarmente rilevanti, se escludiamo Verona, Genova e Parma, è accaduto quello che ci si aspettava visti i segnali: il crollo dei partiti di maggioranza (PDL e Lega), la vittoria di gruppi di opposizione (IDV e SEL), la conferma del voto di protesta con il voto al Movimento 5 Stelle e le sue importanti vittorie, l'astensionismo come prima "forza" elettorale e un PD che vince ma per abbandono, uscendone paradossalmente più con le ossa rotte (politicamente) che trionfante.
Ora, l'Italia e l'Europa tutta si trovano in mezzo ad una crisi (senza aggettivi, perché ridurla a questioni puramene contabili significa non cogliere il momento storico che stiamo attraversando) verso la quale tutti sembrano impotenti o troppo pavidi per prendere decisioni forti. La sensazione sembra essere innanzitutto che l'Europa abbia fatto il passo più lungo della gamba: senza una vera unità, sembra il malato che mangia se stesso per nutrirsi, senza l'avvedutezza di capire che sta accelerando la sua fine.
Come i partiti italiani (e qui l'analogia di Grillo con gli zombi di romeriana memoria è quanto meno azzeccata): consapevoli di occupare abusivamente (alcuni sui esponenti più degli altri) le istituzioni perché non hanno più elettori, si avvinghiano sul tesoro dei rimborsi elettorali consapevoli che senza sparirebbero. E qui è irritante più che mai la difesa che la Casta fa di se stessa e cioè giustificando i rimborsi (l'improprio modo per superare il referendum del '93 che cancellava il finanziamento pubblico ai partiti) come garanzia di democrazia. Tuttavia se un'associazione privata (che questo i partiti sono) finisce per rappresentare solo i propri tesserati senza più sostegno di alcun elettore che non si riconosce più o semplicemente non si fida più si può parlare ancora di democrazia o diventa semplicemente una truffa?
Considerando che lo Stato italiano è abilissimo a prendere dalle tasche degli italiani (di qualunque colore si stato il governo), scarsa sarebbe la propensione dei cittadini ad alleggerirsi per donare qualcosa ai partiti, probabilmente solo qualche lobby lo farebbe e se ci fosse trasparenza nei finanziamenti di questo genere, di nuovo sarebbe dura giustificarsi con l'elettorato. Supponiamo l'impossibile: alle prossime elezioni legislative, vengono spazzati via i partiti che si sono spartiti il potere negli ultimi vent'anni, relegati a qualche ammnistrazione regionale o cittadina, e prendono il sopravvento i movimenti che meglio hanno saputo intercettare il malcontento sì, ma anche la voglia di voltare pagina, di alzare con orgoglio la testa e dirsi fieri di essere italiani. Riuscirebbero a cambiare le cose in questo paese? Annullare la burocrazia, eliminare davvero le spese inutili dello stato e riallocare le risorse dove servono (scuola, ricerca, manutenzione, recupero del territorio, lotta alle criminalità organizzate e non...), creare le condizioni per i giovani e per il ritorno delle eccellenze (persone e aziende) attualmente all'estero o dobbiamo aspettarci che accada "qualcosa" che distolga da questo possibile scenario?
Non mi piacciono le dietrologie, le considero facili scorciatoie per semplificare la comprensione dei fenomeni sociali e politici quando non si hanno gli strumenti per comprenderli o non si vuole usarli ma purtroppo le esperienze del passato non mi fanno ben sperare per l'avvenire perché ho come l'impressione che un'Italia che funzioni, con i conti in ordine, con l'onestà e la competenza (e la passione, non dimentichiamocelo) ai primi posti nella classifica dei valori ispiratori, ecco, l'Italia che sogniamo quando chiudendo gli occhi riusciamo a guardarla con occhi estranei e ne percepiamo le mille potenzialità, quell'Italia lì, mmm..., possa preoccupare molti. Ma non so ancora chi.
Alle ultime amministrative di qualche settimana fa, pur con il beneficio d'inventario di una tornata elettorale che non a visto grossi numeri di persone al voto né amministrazioni particolarmente rilevanti, se escludiamo Verona, Genova e Parma, è accaduto quello che ci si aspettava visti i segnali: il crollo dei partiti di maggioranza (PDL e Lega), la vittoria di gruppi di opposizione (IDV e SEL), la conferma del voto di protesta con il voto al Movimento 5 Stelle e le sue importanti vittorie, l'astensionismo come prima "forza" elettorale e un PD che vince ma per abbandono, uscendone paradossalmente più con le ossa rotte (politicamente) che trionfante.
Ora, l'Italia e l'Europa tutta si trovano in mezzo ad una crisi (senza aggettivi, perché ridurla a questioni puramene contabili significa non cogliere il momento storico che stiamo attraversando) verso la quale tutti sembrano impotenti o troppo pavidi per prendere decisioni forti. La sensazione sembra essere innanzitutto che l'Europa abbia fatto il passo più lungo della gamba: senza una vera unità, sembra il malato che mangia se stesso per nutrirsi, senza l'avvedutezza di capire che sta accelerando la sua fine.
Come i partiti italiani (e qui l'analogia di Grillo con gli zombi di romeriana memoria è quanto meno azzeccata): consapevoli di occupare abusivamente (alcuni sui esponenti più degli altri) le istituzioni perché non hanno più elettori, si avvinghiano sul tesoro dei rimborsi elettorali consapevoli che senza sparirebbero. E qui è irritante più che mai la difesa che la Casta fa di se stessa e cioè giustificando i rimborsi (l'improprio modo per superare il referendum del '93 che cancellava il finanziamento pubblico ai partiti) come garanzia di democrazia. Tuttavia se un'associazione privata (che questo i partiti sono) finisce per rappresentare solo i propri tesserati senza più sostegno di alcun elettore che non si riconosce più o semplicemente non si fida più si può parlare ancora di democrazia o diventa semplicemente una truffa?
Considerando che lo Stato italiano è abilissimo a prendere dalle tasche degli italiani (di qualunque colore si stato il governo), scarsa sarebbe la propensione dei cittadini ad alleggerirsi per donare qualcosa ai partiti, probabilmente solo qualche lobby lo farebbe e se ci fosse trasparenza nei finanziamenti di questo genere, di nuovo sarebbe dura giustificarsi con l'elettorato. Supponiamo l'impossibile: alle prossime elezioni legislative, vengono spazzati via i partiti che si sono spartiti il potere negli ultimi vent'anni, relegati a qualche ammnistrazione regionale o cittadina, e prendono il sopravvento i movimenti che meglio hanno saputo intercettare il malcontento sì, ma anche la voglia di voltare pagina, di alzare con orgoglio la testa e dirsi fieri di essere italiani. Riuscirebbero a cambiare le cose in questo paese? Annullare la burocrazia, eliminare davvero le spese inutili dello stato e riallocare le risorse dove servono (scuola, ricerca, manutenzione, recupero del territorio, lotta alle criminalità organizzate e non...), creare le condizioni per i giovani e per il ritorno delle eccellenze (persone e aziende) attualmente all'estero o dobbiamo aspettarci che accada "qualcosa" che distolga da questo possibile scenario?
Non mi piacciono le dietrologie, le considero facili scorciatoie per semplificare la comprensione dei fenomeni sociali e politici quando non si hanno gli strumenti per comprenderli o non si vuole usarli ma purtroppo le esperienze del passato non mi fanno ben sperare per l'avvenire perché ho come l'impressione che un'Italia che funzioni, con i conti in ordine, con l'onestà e la competenza (e la passione, non dimentichiamocelo) ai primi posti nella classifica dei valori ispiratori, ecco, l'Italia che sogniamo quando chiudendo gli occhi riusciamo a guardarla con occhi estranei e ne percepiamo le mille potenzialità, quell'Italia lì, mmm..., possa preoccupare molti. Ma non so ancora chi.
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