Qualche giorno fa subivo con il consueto malessere di chi, suo malgrado, conosce a memoria le strofe di una canzone che odia, l'ennesima replica di quella che un tempo era il simpatico simulacro di una pantera rosa che con il suo caratteristico sorrisetto beffardo mette nel sacco Clouseau mentre si diffonde l'arcinoto tema di Henry Mancini. Era (rullo di tamburi) la Pantera Rosa, nella versione relodead su un canale a caso del pacchetto Sky, canale 600 e qualcosa.
Dopo essere uscito sconfitto dalla disputa sul telecomando con mio figlio di cinque anni, ho ripensato per un attimo ad uno spezzone del cartone. In esso la nostra eroina color gazzettadellosport veniva risucchiata in una versione distopica del nostro/suo mondo; qui il bassottino (ma probabilmente sbaglio razza) della nemesi della Pantera (ribattezzato da mio figlio l'Uomo coi Baffi) era assurto a ruolo di superdittatore dopo aver misteriosamente sviluppato dei poteri mentali (certificati da una evidente macrocefalìa) che gli consentiva di controllare a distanza l'intera popolazione di una anonima metropoli, emettendo onde cerebrali di un verde smeraldo e condizionando in ogni istante del quotidiano la cittadinanza attraverso schermi e monitor piazzati un po' ovunque e dai quali abbaiava quello che suppongo fosse un discorso propagandistico e dalla forte carica oppressiva (anche se non si capisce a che scopo, non era sufficiente il controllo mentale? Mah!). Il mondo era grigio e solo la nostra mica Pantera che, piombata in questo monòcromo universo sembrava aver il potere di riportare i colori, poteva rompere la crudele schiavitù.
Conoscendo già il risvolto finale di questa centesima riproposizione, i miei pensieri si sono attardati a riflettere se oggi, nel mondo occidentale e all'apparenza diffusamente democratico, una dittatura di questo genere attecchirebbe mai o se fosse uno scenario esclusivamente, diciamo così, fantasioso.
Fascismi e guerre dovrebbero averci vaccinato per secoli, la letteratura e la culturale popolare, dall'arte alla fiction, hanno ragionato per decenni su questi argomenti (io che vivo di luoghi comuni penso innazitutto a Guernica di Picasso, Metropolis di Lang, 1984 di Orwell e V for Vendetta di Alan Moore per dire i primi che mi vengono in mente).
È chiaro che un dittatore da operetta non verrebbe neanche preso sul serio, e in effetti le vie attraverso le quali fascismi e dittature travestite da democrazie potrebbero renderci falsamente convinti delle nostre libertà sono diventate subdole e sottili e non è detto che si sia sempre capaci di discernerle.
Ci sono numerosi paladini della libertà di parola, di espressione e di associazione che vigilano affinchè tutto questo non accada mai ma mi piace pensare come anni addietro, non molti per la verità, un insospettabile paladino dellea libertà tout-court fosse diventato il maestro Frank Zappa. Non certo perché non fosse nelle sue corde, anzi fin dalle sue prime produzioni pose al centro la libertà creativa dell'Artista e dellUomo, quanto l'abilità che dimostrò nel mettere sotto scacco i cosiddetti benpensati, i politicanti, i predicatori, i fanatici e non ultimi i giornalisti destroidi. E tutto questo mentre continuava a produrre massivamente musica di qualità e riconosciuti capolavori
Il 4 dicembre 2013 si ricorderanno vent'anni dalla sua scomparsa.
Quando una notizia è un evento: Neil Gaiman, come recentemente annunciato al San Diego Comic-Con, tornerà a scrivere una miniserie di Sandman, il fumetto di culto che negli anni '90 di fatto fu fondativo della linea Vertigo della DC e che cambiò per sempre una buona fetta del comicdom mainstream introducendo temi alti nei comics americani, allora ancora concepiti in chiave esclusivamente supereroistica.
Fu il secondo "terremoto" nei comics dopo Watchmen che reimpostò la narrazione nel fumetto di massa, con tematiche adulte, molto spesso scabrose e tabù con la prosa di una tragedia shakespeariana (che Gaiman omaggiò in maniera esplicita nella stessa gestione di Sandman), inizialmente prendendo spunto dallo stesso universo supereroistico tradizionale (Swamp Thing, il Sandman di Kirby, gli stessi Superman e Batman...) fino a staccarsi dall'Universo DC tradizionale e raccontare con occhi rinnovati di mondi fantestici nel quotidiano reale (l'universo "Vertigo" appunto) regalandoci alcune perle come le miniserie su Death, spesso al centro di ipotesi su film o serie tv e aprendo le porte a favole adulte (come non citare i nuovi corsi di Swamp Thing, Hellblazer, Doom Patrol, Shade the Changing Man, Animal Man solo per i più importanti.
Negli ultimi dieci anni Gaiman si è dedicato soprattutto ai romanzi, alcuni di essi trasposti al cinema come Coraline o Stardust, aspettando American Gods e questa notizia è di quelle che numerosi fan accolgono con un urlo interiore di giubilo.
Quand'ero un giovane nerd affamato di fumetti leggevo come la maggior parte degli adolescenti italiani i Bonelli. Non Dylan Dog, certo, era troppo di moda e lo leggevano tutti (i lettori della prima ora erano insopportabili 'siamo stati i primi, eravamo in pochi, ora è troppo commerciale, blablabla...' e tutte le mafrine che accompagnano i fenomeni che dal sottobosco si ergono a trend di massa, Rat-Man docet), bensì leggevo Martin Mystere e poi Nathan Never.
Tuttavia la serialità italiota mi stancò presto non per gli autori in sè, sceneggiatori e disegnatori di eccellente livello sono passati per le due serie succitatè, quanto quel senso di stantìo dejà vu che dopo pochi numeri si iniziava a percepire. Superando un iniziale schizofrenico pregiudizio mi avvicinai così ai supereroi Marvel dapprima (Uomo Ragno, Fantatici Quattro e Hulk poi tutti gli altri) in un fiorentissimo periodo di rinascità nella seconda metà degli '80. Tuttavia un'occhiatina la lanciavo ogni tanto agli albi DC malamente pubblicati da vari editori poi solo dalla Play Press (sempre in maniera deprecabile però) verso i quali nutrivo un legittimo scetticismo: eroi vecchi->storie vecchie->soldi buttati. Fui sorpreso di scoprire tutto il contrario da quello che avevo immaginato (e che in futuro magari racconterò, si tratava del post-Crisis seconda metà degli Ottanta) ma soprattutto non potei notare come dall'amore verso personaggi atipici, moderni, in qualche modo alternativi come i personaggi dei fumetti italiani prendeva piede in me una sfrenata passione per il supereroe per antonomasia: Superman! Cominciai a notare anche come questo ultraclassico fumetto fosse divenuto, benchè sempre popolare e sopravvissuto apparentemente immutato fino ad oggi, una sorta di antifumetto verso i nuovi lettori soprattutto i più giovani, oggi quasi tutti divoratori di manga mentre i trenta barra quarantenni (come me) lo riscoprono e ne rimangono affascinati. Perchè? mi sono chiesto. Ecco la mia personale classifica.
I 5 motivi del perché dai trenta in su si ama Superman!
5) È iconico.
C'è poco da fare, pensi ad un supereroe e pensi ad una tutina attilata e ad un mantello poi ad un logo riconoscibile subito ti viene in mente Superman. Talmente iconico da divenire una parola di uso colloquiale. È il super-uomo per definizione, super-forte, invulnerabile e con la capacità di volare e dall'altruismo sovra-umano.
4) È il boy-scout per eccellenza.
Superman ferma i terremoti ed i pianeti in collisione con la nonchalance con cui salva i gattini dagli alberi e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada. Ma è anche la mano che ti sostiene quando tenti il suicidio, sei depresso/a e la persona che ti ascolta quando nessun altro lo fa.
3) È un leader naturale.
Superman è quel tipo di persona che sa ispirare anche soltanto con la sua presenza, come le grandi pesonalità del passato o leader di grandi movimenti e religiosi. Quando non veste la maschera della sua controparte umana, Clark Kent, Superman è il naturale ambasciatore di pace e speaker onoraio delle Nazioni Unite!
2) Truth, justice and...the human way!
Nonostante nei fumetti che ne raccontano le storie Superman sia spesso chiamato ad usare i suoi poteri per difendere i più deboli se non la Terra stessa e l'intera umanità, Kal-El è riluttante nell'uso della forza. I valori di lealtà, di fiducia, amore veso il prossimo, con i quali i suoi genitori adottivi lo hanno cresciuto si sono radicati nel profondo del suo cuore. Per Superman a prevalere non è mai la convinzione che la forza o la violenza siano la soluzione ma la ricerca della Verità e della Giustizia (proprio quelle con la masiucola!) che sono quelle che rendono gli uomini liberi. E lui, con tutti i suoi poteri ed il suo retaggio kryptoniano che lo rendono al di sopra di tutto, si sente a tutti gli effetti inter pares al cospetto della Verità.
1) È l'uomo più solo del mondo e nonostante tutto la sua missione è salvarci.
I paragoni con Gesù si sono sprecati ma al di là degli accostamenti più o meno blasfemi, il piccolo Kal-El è stato inviato sula Terra come ultima occasione per salvarlo e conservare la cultura di Krypton, consapevoli che sarebbe diventato un dio tra gli umani. Questo ha reso Superman in quanto unico superstite e unico super-uomo, diverso e conseguentemente il più solo su questo pianeta, ciò che lo ha portato a costruire la sua Fortezza della Solitudine dove può sentirsi a casa, se stesso. incondizionato dei Kent, lo hanno portato ad ergersi senza ripensamenti a difensore non tanto della nostra specie quanto della fiducia che l'uomo ripone nell'Umanità in senso lato, tamponando le ingiustizie senza sottrarre al pianeta Terra la sovranità delle proprie azioni, benchè avrebbe potuto imporle avendone il potere.
Ecco i 5 motivi per i quali i giovani adolescenti (ieri, oggi e domani) non amano Superman.
5) È iconico (troppo)
Superman È una figura retorica. E quando sei giovane della retorica te ne sbatti. Vuoi mettere Evangelion, Berseker o Kenshiro?
(Mi sa che già questi per parecchi adolescenti sono già "passatelli"...).
4) Non è "cool"
Superman è monolitico nel suo essere...Superman. I tentativi di farlo stare al passo con i tempi lo hanno spesso reso ancora più indigesto ai nuovi lettori e allontanato gli aficionados. Vogliamo parlare dell'incrollabile ricciolino pendente dall'impomatato e perenne taglio né troppo lungo né troppo corto? Vgliamo parlare della tutina azzura? Vogliamo parlare delle mutande rosse sopra i pantaloni?
(Oddìo, forse l'ultimo tentativo è stilisticamente prudente ma più coraggioso.)
3) Rappresenta il potere costituito
I giovani? Si ribellano. Difficilmente un eroe vecchio stampo che è ancora spesso idenificato con il nazionalismo americano più retrivo possa ispirare i giovani a contestare l'autorità quando il caro Azzurone è visto come il guardiano dello status quo.
(Grazie di niente, Frank Miller).
2) È paternalistico.
Quando compare il mantello rosso con la grande "S" stampata sopra può scapparci una bella scazzottata di dimensioni galattiche oppure un pistolone su ciò che è giusto e cò che è sbagliato, su quello che andrebbe fatto e quello da evitare.
1) È vecchio.
È incontrovertibile, Superman si volge anagraficamente verso gli 80 anni.
E chissà perché quando altri media che non siano in qualche modocollegati al mondo del fumetto lo rappreentano se va bene con le ultime incarnzaioni sul grande schermo di Cristopher Reeves (grandissimo ma l'ultimo suo film, Superman IV, è del 1984) altrimenti al Superman di Fleischer o addirittura ci si rifà alla copertina di Acion Comics n°1.
Da ultimo, letture consigliate.
1. All Star Superman di Morrison e Quitely (capolavoro)
2. Il ciclo Geoff Johns-Gary Frank su Action e Secret Origins
3.Il ciclo di Byrne (soprattutto la mini Man of Steel)
4. Le storie di Alan Moore (impedibili e poetiche).
5.Poi ci sono quelle dei '60 e '70 (Cary Bates, Elliott S! Maggin e Curt Swan) che sono delle chicche ma per intenditori.
Tempo fa acquistai alcuni Showcase della DC Comics, in particolare un Superman, una Legione dei Super Eroi e un Doom Patrol.
Fra mille impegni sto terminando il primo di questi volumi ma già pregusto di immergermi nella lettura degli altri due.
In realtà sto già programmando l'acquisto di altri volumi di questo genere di pubblicazioni che mi ha decisamente catturato. Mi avvalgo di quell'immenso pozzo senza fondo che è The Book Depository che oltre ad avere un catalogo più che ampio, pratica dei prezzi molto vantaggiosi e senza costi di spedizione (dal Regno Unito! Praticamente te li tirano addosso).
I miei attuali volumi sono arrivati una settimana esatta dall'ordine (online naturalmente) ciascuno nel suo pratico imballaggio, lucidi ed intonsi.
Ho pensato varie volte a come mai mi sono lasciato catturare da queste storie assai semplici, dalle trame lineari ma dalle soluzioni narrative spesso infantili (il target era chiaramente un pubblico di preadolescenti), i disegni dai connotati statici e poco attraenti se confrontati con le pagine di un qualunque comics odierno. Parlo soprattutto delle storie di Superman, che nel volume che sto leggendo il n°4, si possono dire coeve all'esplosione di quello che sarebbe diventato il maggior concorrente della casa editrice di Batman&co, ovvero la Marvel, che stava rivoluzionando il genere con i suoi fumetti, Spider-Man, i Fantastci Quattro, i Vendicatori, gli X-Men, Iron Man, Thor e Hulk per citare i principali (Stan Lee, Jack Kirby, Steve Ditko, John Buscema, Gene Colan...pesi massimi insomma).
Certamente un notevole ruolo lo gioca il progressivo allontanamento dagli attuali fumetti, manga compresi. I comics li ho più o meno lasciati da una decina d'anni, più che altro la Marvel mi ha fatto disinnamorare dei supereroi con superproblemi che mi avevano entusiasmato lungo tutto il decennio precedente (mentre guardavo con sospetto i fumetti DC che ritenevo, a torto, ammuffiti ma di questo ne parlo più avanti). I manga si erano moltiplicati in edicola e anche di più in fumetteria che manco Gesù con i pesci e pur appartenendo alla generazione che ha contribuito al successo degli anime prima e dei manga poi (questi ultimi a partire dalla fine degli anni 80) trattandosi spesso di produzioni di lungo respiro ho preferito mollare (brutto termine per un appassionato) e concentrarmi su pochi acquisti.
Forse non mi sono evoluto molto da questo punto di vista, molti miei coetanei passavano allora ai fumetti italiani (Bonelli cioè) e poi agli autori europei o sudamericani ma a parte qualche eccezione (ho retto Martin Mystére per un bel pezzo, Nathan Never per 120 numeri e Napoleone fino all'ultima uscita, non mi sono fatto mancare la lettura de L'eternauta ovviamente) non sono riuscito a tradire i supereroi. C'era la produzione Vertigo ovviamente che nei '90 andava per la maggiore contando su trame adulte e autori innovativi con pochi o alcun supereroe (o la loro rivisitazione più moderna: Doom Patrol, Animal Man, Shade, Swamp Thing...), soprattutto Sandman prima e Preacher poi.
Forse è stata una mia reazione a dove stavano andando i comics nei '90 a portarmi a reagire verso una deleteria forma di marketing fatto di tavole sparate, splash pages e copertine multiple dove i contenuti, tranne rare eccezioni, erano subordinati all'hype che si riusciva a creare dimenticandosi dei personaggi e delle storie e soprattutto di un parco lettori fatto non solo di preadolescenti. Allora recuperare il maxi crossover Crisis on Infinite Earths ha fatto scattare qualcosa in me.
Non era il semplice evento dell'estate (di allora), era innanzi tutto lo sforzo creativo di due amanti del fumetto Marv Wolfman (testo) e George Perez (disegni) di trasformare un universo di personaggi che loro amavano in qualcosa di nuovo e fresco con le migliori intenzioni possibili. Ora al di là dei risultati e dei riverberi che quella maxi serie ha avuto fino ad oggi nell'universo DC quello che mi colpì era soprattutto la cura che era stata messa in ogni pagina e per ogni vignetta: si avvertiva che ciascun personaggio da Superman ad Anthro fino a Kamandi portava con sè la ricchezza di decenni di storie ed il contributo di svariati autori, pur spesso comparendo per poche pagine o addirittura poche vignette.
Il successivo lavoro di autori come Alan Moore e Grant Morrison è stato un ulteriore conferma di come il patrimonio immaginifico degli artigiani dei comics dei decenni precedenti non aveva prezzo e la loro eco poteva benissimo fungere da start per nuove meravigliose narrazioni.