Io avrei tanta voglia di vedermi un film, ma tanta voglia.
Ogni sera mi accomodo davanti al mio laptop (il televisore appeso nel soggiorno mi comunicano che non è più di mia proprietà ma è passato di mano ai nuovi proprietari che preferiscono di gran lunga il canale 611 di Sky, tutto mostriciattoli e dottoresse, tantìè...) e mi passo in rassegna tutta la mia bella collezione di filmettini, vecchi e nuovi, italiani e non (mento sapendo di mentire, c'ho più film coreani che italiani), blockbuster e cazzatelle, film di culto e film di nicchia, film blockbuster di culto e film sfigati di nicchia, insomma come al solito si danno battaglia percezioni contrastanti di cosa vorrei sentirmi stasera, se un eroe action nell'america metropolitana del presente o un barbaro ipertrofico in un mondo fantastico nutrito con il sangue ed il sudore, oppure uno scapicollato sportivo delle piste o magari una vittima in fuga da un mostro ultradimensionale.
Ed ecco che in questa ordalìa frenetica decisionale, prevale il solito sentimento pragmatico rompiballe: prima mi fa distogliere lo sguardo verso l'ora ("non è un po' tardi?" ), poi mi fa dare un'ultima occhiata malinconica alla lista dei miei preferiti ("eh sì, due orette sono un po' troppe per un film di supereroi, no? Anche in alta definizione!") e, benevolente, mi concede uno sguardo verso l'elenco delle serie tv ("una quarantina di minuti sono più adeguate, no? Oh, guarda, c'è quella comedy da 20 minuti a episodio, perfetta!"), per darmi subito dopo una mazzata moralizzatrice ("tanto valeva portare avanti un po' di lavoro anche se è sabato, no? Così poi te lo ritrovi lunedì il vantaggio!").
Ogni fine settimana è così, anzi ogni sera è così. Mobbastaveramente però!
Oggi, signor Senso di Colpa ti chiudo in un cassetto, anzi ti infilo nel bidone della spazzatura e gli dò fuoco, ti butto nello sciaquone e tiro lo scarico, nossignore stasera ecchecavolo pijate 'na vacanza ma non mi rompere le palle.
Stasera me vedo Willow, me vedo, due orette di fantasy firmate da Richie Cunningham e passa la paura!
Una giara di mosche, Layne Stanley muto, a breve per sempre, un lamento o un canto? Le onde del mare risuonano timorose sul ventre delle balene mente il volo operoso delle api prosegue indifferente nella bellezza placida dell'oceano.
E intanto, cazzo, è arrivata la primavera...
I Faith No More non ci sono più ma in un mio (raro) viaggio con mia sorella e la sua cricca, durante il ritorno in auto, ascoltando l'album "King for a Day, Fool for a Lifetime" che mitigava la stanchezza della giornata mentre macinavamo i chilometri lungo un'autostrada trafficata e l'aria intorno color polvere, il brano "Just a man" mi proiettava in una chiesa battista del sud degli Stati Uniti, mentre con le braccia al cielo mi sollevavo per raggiungere un cielo pieno di nuvole.
Chissa perchè, travestito da Elvis. Del periodo tamarro.
Alieni, estranei, cerchi intersecanti, condivisione, bolle, isole...
...
...
...

Poi arriva un
momento nel quale ti vuoi scordare di quanto il mondo sia diventato un
posto lugubre e minaccioso, che anche se la speranza non muore e milioni
di persone libere si stringono attorno ai morti che non si sognavano
nemmeno di diventare degli eroi, eroi di quella libertà che fino
all'altro ieri sembrava invece messa in discussione e che la censura o
l'auto censura, velata smorzata, dolce ma sempre una violenza al diritto
di espressione che ci vantiamo di aver raggiunto e di voler difendere,
la censura, dicevo, magari è la soluzione più adatta, parlare più piano,
sottovoce, fino a non farsi sentire più, fino a quasi non dimostrare
più nemmeno la propria esistenza, ma poi si rialza la testa e si urla,
di un urlo silenzioso di migliaia di sguardi fieri, sorrisi onesti, visi
giovani e rugosi, bè allora pensi com'erano belli quei tempi semplici e
confusi, pochi e chiari sentimenti, le feste delle medie o delle
superiori, le serate a fingere di saper ballare, di saper stare al mondo,
la spavalderia che maschera l'imbarazzo, le gaffes, ma chi ci pensava
ai commandos e alle bombe, solo luci soffuse ed un incrocio di sguardi
languidi, quelli sì che ti terrorizzavano, un romanticismo preconfezionato da romanzetto che ti trovavi ad interpretare.



Allora forse, pensi, non c'entra niente ma per un minuto tornassero quei momenti, ti sentiresti per un istante ancora un adolescente e nella testa un accalcarsi di progetti, di piani, di viaggi, di esperienze, che puntualmente sono svanitie evaporate, sublimate, irrealizzate, ma stanno ancora lì seppur sbiadite nei tuoi ricordi di vecchio non più giovane mentre ti auguri che il mondo torni ad essere un posto più frivolo, più semplice ma magari anche no.
"No.1 Party Anthem"
So you're on the prowl wondering whether she left already or not
Leather jacket, collar popped like Cantona
Never knowing when to stop
Sunglasses indoors, par for the course
Lights in the floors and sweat on the walls
Cages and poles
Call off the search for your soul, or put it on hold again
She's having a sly indoor smoke
And she calls the folks who run this her oldest friends
Sipping a drink and laughing at imaginary jokes
As all the signals are sent, her eyes invite you to approach
And it seems as though those lumps in your throat
That you just swallowed have got you going
[Chorus:]
Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Number one party anthem
She's a certified mind blower, knowing full well that I don't
May suggest there's somewhere from which you might know her
Just to get the ball to roll
Drunken monologues, confused because
It's not like I'm falling in love I just want you to do me no good
You look like you could
[Chorus 2x]
The look of love - the rush of blood
The "She's with me" - the Gallic shrug
The shutterbugs - the Camera Plus
The black and white - the colour dodge
The good time girls - the cubicles
The house of fun - the number one party anthem
Come on, come on, come on
Before the moment's gone
Number one party anthem

"31 dicembre, ultimo dell'anno. Cristoforo si era alzato da poco ma si sentiva già stanco di quella consunta abitudine di buoni propositi per l'anno che verrà e l'avvilente meditazione sui mesti bilanci dei dodici mesi antecendenti. Lanciò una triste occhiata al diario sgualcito, tirato fuori dal cassetto appesantito di cianfrusaglie e accessori da scribacchino della scrivania ed emise un lungo sospiro. Socchiudendo le palpebre, forse la parte di lui più rinvigorita dalla pulizia facciale a base di acqua corrente schiaffeggiata sul viso, si ripromise di concludere con un piccolo guizzo personale il 365° giorno di questo anno tremendo, vissuto come un'escursione nepalese su uno scalcinato bus tra le montagne himalayane, dove la miglior compagnia fosse costituita da capre da latte in procinto di defecare. Con uno scatto improvviso riaprì gli occhi, sfogliò rapidamente il diario fino a giungere all'ultima annotazione, quindi si posizionò alla prima pagina bianca disponibile. Ok, questo momento deve essere tutto per me, pensò. E scrisse:
"31 dicembre, ultimo dell'anno. Pablo si era alzato da poco ma si sentiva già stanco di quella consunta abitudine di buoni propositi per l'anno che verrà e l'avvilente meditazione sui mesti bilanci dei dodici mesi antecendenti. Lanciò una triste occhiata al diario sgualcito, tirato fuori dal cassetto appesantito di cianfrusaglie e accessori da scribacchino della scrivania ed emise un lungo sospiro.
Socchiudendo le palpebre, forse la parte di lui più rinvigorita dalla
pulizia facciale a base di acqua corrente schiaffeggiata sul viso, si ripromise di concludere con un piccolo guizzo personale il
365° giorno di questo anno tremendo, vissuto come una lunga attesa al peggior gabinetto della peggior sosta lungo le autostrade peruviane, dove la miglior
compagnia fosse costituita dal più petulante dei turisti bianchi colto da crisi intestinale. Con
uno scatto improvviso riaprì gli occhi, sfogliò rapidamente il diario
fino a giungere all'ultima annotazione, quindi si posizionò alla prima pagina bianca disponibile. Ok, questo momento deve essere tutto per me, pensò. E scrisse":
"31
dicembre, ultimo dell'anno. Rinko si era alzata da poco ma si sentiva
già stanca di quella consunta abitudine di buoni propositi per l'anno
che verrà e l'avvilente meditazione sui mesti bilanci dei dodici mesi
antecendenti. Lanciò una triste occhiata al diario sgualcito, tirato
fuori dal cassetto appesantito di cianfrusaglie e accessori da
scribacchino della scrivania ed emise un lungo sospiro.
Socchiudendo le palpebre, forse la parte di lei più rinvigorita dalla
pulizia facciale a base di acqua corrente schiaffeggiata sul viso, si
ripromise di concludere con un piccolo guizzo personale il
365° giorno di questo anno tremendo, vissuto come l'agonizzante solitudine dell'ultimo tilacino, il cane tigre australiano, dove la miglior
compagnia fosse costituita dai custodi e dai naturalisti del parco zoo, con i loro sguardi divertiti e febbrili. Con
uno scatto improvviso riaprì gli occhi, sfogliò rapidamente il diario
fino a giungere all'ultima annotazione, quindi si posizionò alla prima
pagina bianca disponibile. Ok, questo momento deve essere tutto per me, pensò. E scrisse":
C'è un italiano, in una stanza, da solo, che immagina le nostre vite. È un creatore di storie, assemblatore di labirinti che non hanno fine e non hanno inizio. Un flusso ininterrotto che si auto riproduce. Un universo in una goccia. Noi siamo in una di queste infinite gocce, ma non sappiamo quale. E a dirla ignoriamo anche come facciamo a saperlo. Una domanda rimane senza risposta: da dove viene quell'italiano?"
Ci sono persone e ci sono persone speciali, si tramandano miti e si narrano leggende e ci sono persone che con la loro perseveranza raggiungono traguardi magari semplicemente inaspettati; c'è la retorica dell'eroe che non si lascia abbattere dai colpi infertigli dal Destino e c'è la caparbietà meticolosa di chi si dedica anima e corpo ad un sogno che poi diventa una missione ma non in senso religioso, proprio una m-i-s-s-i-o-n-e e la persona in questione è una giovane donna italiana che si chiama Samantha Cristoforetti, la missione si chiama Futura. È partita il 23 novembre 2014 per conto dell'ESA (European Space Angency) e dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana) sulla stazione spaziale internazionale, meglio nota con l'acronimo ISS da Baikonur, in Kazakhstan.

La storia di Samantha è quella esemplare di ogni bambino o bambina con un sogno, quello di volare, tanto in alto da raggiungere le stelle ma fissare ad occhi aperti il cielo azzurro o la notte stellata non è più sufficiente ma è la spinta decisiva a far intraprendere dopo il liceo la facoltà di Ingegneria Aerospaziale per entrare nell'Aeronautica Militare Italiana (dove ha raggiunto il grado di capitano). Qui il caso volle (per i meno smaliziati si può parlare di Destino, vedi sopra) di riuscire a cogliere l'opportunità di essere selezionata per il programma spaziale europero, lo stesso che ha portato già tanti italiani in orbita (sei per la precisione: Malerba, Cheli, Guidoni, Vittori, Nespoli e Parmitano).

Il programma è molto duro e lungo e Samantha si prepara dal 2009 ad affrontare questa che per la gente "normale" può sembrare poco più che una simpatica e costosa per quanto affascinante avventura ma che spesso si dimentica essere uno dei percorsi pionieristici che proiettano il genere umano verso lo spazio e perciò a farci diventare tutti un po' extraterrestri. Tuttavia la giovane "montanara" (è originaria di Mulè, un piccolo paesino trentino) ha affrontato questo percorso con la determinazione di una wonder woman, come ci si aspetterebbe da un astronauta di formazione militare, ma sempre con un piglio sereno, sorridente e leggero, lei abituata a viaggiare spesso e ad adattarsi presto a nuovi luoghi, nuove lingue e nuove culture (ha studiato e si è laureata a Monano di Baviera e parla fluentemente oltre all'italiano, l'inglese, il tedesco, il russo e studia anche il cinese).
In questi casi i social media esprimono forse il loro potenziale migliore, avvicinare le persone e renderle partecipi delle esperienze che sta vivendo qualcun altro, diventa estremamente intenso e coinvolgente avere l'opportunità di entrare nella routine di un'astronauta (al femminile!), capire quanto impegno e dedizione occorre mettere per vivere questa avventura e percepire pienamente le ricadute che potranno avere in futuro.
Così diventa anche più semplice capire perchè Samantha Cristoforetti è un modello da seguire per tutti quelli che con sconforto guardano al domani, perchè anche se non tutti vogliamo o possiamo ambire alle stelle, possiamo e forse dobbiamo essere più ottimisti, perchè se la felicità non è un regalo che abbiamo meritato, è però la sfida giornaliera che i nostri sforzi tramutano in un tesoro che una volta conquistato brilla solo per noi, di cui noi soli siamo i custodi e i destinatari finali. Dobbiamo trovare il nostro tesoro, farlo brillare e di riflesso illuminare il nostro cuore.
Samatha Cristoforetti e lo staff dell'ESA sono attivissimi sui social media e lo saranno ancora di più con l'avvio ufficiale della missione FUTURA per cui rimando tutti ai link ufficiali dei loro "avamposti" in rete:
http://avamposto42.esa.int/
https://twitter.com/Avamposto42
https://plus.google.com/+SamanthaCristoforetti/
https://twitter.com/AstroSamantha
https://www.flickr.com/photos/astrosamantha/
Chi non avesse colto tutti i numerosi riferimenti di Samantha e della missione nonchè dei nomi scelti per i vari siti o nickname, consiglio caldamente l'imprescindibile libro di Douglas Adams, Guida galattica per Autostoppisti meglio nota come The Hitchhiker's Guide to the Galaxy.
Don't Panic!