venerdì 5 settembre 2014
Non mi esce dalla testa (26)
Oggi nasceva Frederick Bulsara, ma per gli amici rimane sempre Freddie Mercury. Artista sensibile, uomo imbevuto di amore per la vita e dalla estrema riservatezza fuori dal palco, è noto ovviamente per i numerosi pezzi dei Queen, mi piace ricordarlo anche per le struggenti musiche composte e scritte da solista. Oggi razione doppia.
mercoledì 27 agosto 2014
Metti un Manara in copertina
Milo Manara è un maestro del fumetto erotico, il suo nome è
quasi sinonimo di erotismo e anche senza la ormai consueta ricerca per immagini
su internet, numerose sue illustrazioni sono state utilizzate anche al di fuori
del campo prettamente fumettistico.
Da qualche anno a questa parte Manara ha avviato una
collaborazione con la Marvel, dapprima con una chicca X-Girls: Ragazze in fuga,
una storia che vede protagoniste le principali protagoniste femminili degli
X-Men sceneggiata nientepopodimeno che dall’artefice principale del successo
degli uomini X cioè Chris Claremont, più recentemente da una serie di variant
cover per varie collane della Casa delle Idee.Niente di scandaloso in queste
illustrazioni se non una rivisitazione in chiave “manariana” di Emma Frost,
Medusa, Angela, Scarlet Witch, Shanna, Valkyria, Gamora (c’è anche Thor in elenco!).
Nulla fino ad oggi,
perché sembrerebbe che la cover per l’esordio della nuova testata dedicata a
Spider-Woman sia un po’ troppo piccante anche per gli standard artistici del
mercato americano.
Secondo molte critiche, il maestro avrebbe ritratto l’eroina
in una posa del tutto innaturale, volta a sbattere gratuitamente in faccia
all’acquirente (maschio) un dose di erotismo non correlato alla natura del
fumetto, una supereroina dotata dei poteri equivalenti di un ragno che combatte
il crimine per le strade e i tetti di New York viene presentata come un
voluttuoso oggetto del desiderio, che usa più la propria carica erotica che non
i suoi superpoteri nella sua missione. Alle critiche sul dubbio gusto e
l’opportunità dell’illustrazione dell’artista italiano si sono aggiunte quelle tecniche di merito,
dallo scarso rispetto per anatomia e proporzioni alla evidente mancanza di un
vero e proprio costume ma più una sorta di body-painting che rivela ed esalta
ogni più leggera ehm…rientranza del corpo
A mio avviso occorre distinguere le due cose. Premesso che
criticare un maestro, quando la critica è argomentata e motivata, non può fare
che bene sia al destinatario che a tutti i beneficiari eventuali, quello che
stona in questa storia è sia il contesto che il bersaglio.
Mettiamola così: le precedenti variant cover non erano così
“erotiche”, era evidente la mano di Manara, il pennello di un maestro che non
frequenta, o non ha frequentato in passato, il genere supereroistico e che ha
adottato, di sua iniziativa oppure su specifica indicazione, un approccio
diciamo così neutro. Questo non è accaduto con questa cover. Possiamo supporre
che Manara abbia voluto osare un po’ di più, calcando la mano sugli aspetti per
così dire ragneschi della figura di Jessica Drew, forse si è documentato o
forse è stato imbeccato. Tuttavia sembra esserci acceso un focolaio intorno a
questa illustrazione e l’impressione, per chi conosce un po’ il mercato dei
comics, è che con questo attacco, forte anche del fatto che va a colpire
un’icona come Milo Manara, che ha anche il difetto di essere un po’ in là con
gli anni e per giunta italiano, si è voluto dare un segnale e nel contempo
trovare un capro espiatorio. Per cosa? Ovviamente per lo sciovinismo maschile
di ritrarre la donna nei comics, fino a qualche anno fa quasi esclusivo
appannaggio degli uomini, sia tra chi i fumetti li compra sia chi i fumetti
oggi li fa!
Chiariamoci, femmine
che leggono fumetti ci sono sempre state (io ne ho conosciute poche ma questo è
un altro discorso) così come tra i disegnatori, pardon, artisti, e le
sceneggiatrici ve ne sono sempre state. Credo che sarebbe un’inutile censura
quella di criticare la benché minima espressione di creatività che possa
offendere qualcuno o qualche categoria, finiremmo alla lunga nel riesumare la
caccia alle streghe e cantare le lodi di un ideale passato periodo di purezza
che nessuno ha mai conosciuto veramente nel quale semplicemente qualche
autorità decideva per altri. La conquista migliore oggi è la libertà con la
quale nasciamo di diritto: se non si compiono azioni che mettano in pericolo qualche essere umano,
che sia il pubblico a decidere cosa piace e cosa no, salvaguardando il sempre
sacrosanto diritto alla critica e non all’offesa, portando avanti la propria
personale battaglia su ciò che ritiene di buon gusto.
Gli anni ’90 hanno visto un’escalation di tette, sederi e
cosce femminili in bella vista che ammiccavano fin dalla copertina ma non
supportati da storie all’altezza, da personaggi interessanti e disegni curati (
la cover e le sue numerose versioni alternative evidentemente contavano maggiormente
che non le pagine interne) , quei fumetti sono al minimo
spariti dalla circolazione, il mercato si è autoregolato.
Lasciamo che Manara disegni le sue
versioni delle supereroine americane con lo stile che gli è proprio, chi lo
trova interessante lo acquisterà, chi lo trova disdicevole lo lascerà sugli
scaffali della propria fumetteria preferita.
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venerdì 8 agosto 2014
Non mi esce dalla testa (25)
La città è diversa ma è la stessa, ieri era più grigia di oggi forse? Nelle mie gambe invece ci sono strade e viottoli che nascondono storie e sorprese, ogni pietra il passo di una corsa, ogni angolo l'avventura banale e avvincente di rincorrersi e scappare, arrivare ad un muro ed urlare "TANA!".
Il 1980 non mi è mai sembrato così lontano.
Il 1980 non mi è mai sembrato così lontano.
domenica 27 luglio 2014
WW:SvB! ;D
Il Comic-Con di San Diego (per gli amanti del gergo 2.0, amichevolmente #SDCC) negli ultimi diciamo dieci anni è cresciuto esponenzialmente in termini di offerta, di hype e di occasioni per stupire e divertire. Da fiera quasi esclusivamente dedicata ai comics, l'evento oggi attira su di sé l'attenzione anche dei media tradizionali, compresi quelli digitali, gli aggregatori, i blog e non solo la stampa cosiddetta specializzata. La ragione è molto semplice, nei panel che nella quattro giorni di manifestazione si affastellano l'uno dietro all'altro, ci sarebbe da riempire una catasta di terabyte di materiale tra foto di celebrità che firmano autografi o salutano i fan, tavole rotonde sulla nuova trilogia di Star Wars, anticipazioni e trailer dei prossimi blockbuster naturalmente a tema fantastico/fantasy/action/supereroistico o semplicemente tratto da fumetti o novel di successo, sfilate di cosplayer che spaziano dal pacchiano all'eccezionale (ma tutti/tutte con uguale convinzione e passione). Ah, ci sono anche i fumetti (le case editrici presentano i loro piani editoriali, i nuovi team creativi e le storyline future ma andiamo, a chi importa finché non ci fanno un film o una serie tv da mandare in prima serata?).
Ovviamente per chi non ha la possibilità di essere materialmente presente al Comic-Con (ma occorrerebbe andarci almeno una volta nella vita, ah questi occhi le cse che potrebbero vedere che nemmeno Rutger Hauer...) può sempre scegliere la via breve: twitter e facebook, prime scelte, oppure canali ufficiali delle case editrici su Youtube o siti specializzati che riportano le sintesi di ciascun panel tipo questo o questo.
In questi giorni abbiamo fatto il pieno di annunci, trailer e interviste, tutto molto bello, tutti bravi, ognuno fa il suo sporco lavoro di marketing (il vocabolario in queste situazioni si riduce alle solite quattro frasi standard o alle improbabili dichiarazioni dettate da ogni ufficio stampa: "è la cosa migliore che ho fatto!", "è più grosso/profondo/migliore/coinvolgente del precedente!", "non crederete ai vostri occhi!", "vi cadrà la mascella!" i punti esclamativi non sono i miei) ma rimane il fatto che cominciano pian pianino a definirsi il plot e i personaggi del prossimo Man of Steel, il sequel del film di Superman di Zack Snyder che sembra sempre più un tentativo della DC di bruciare le tappe e raggiungere la Marvel che ha fatto un grosso sforzo produttivo e un'ottima pianificazione da 7-8 anni a questa parte.
L'ultima in ordine di apparizione è proprio al Comic-Con con la prima immagine ufficiale di Wonder Woman, interpretata dall'israeliana Gal Gadot
Ovviamente per chi non ha la possibilità di essere materialmente presente al Comic-Con (ma occorrerebbe andarci almeno una volta nella vita, ah questi occhi le cse che potrebbero vedere che nemmeno Rutger Hauer...) può sempre scegliere la via breve: twitter e facebook, prime scelte, oppure canali ufficiali delle case editrici su Youtube o siti specializzati che riportano le sintesi di ciascun panel tipo questo o questo.
In questi giorni abbiamo fatto il pieno di annunci, trailer e interviste, tutto molto bello, tutti bravi, ognuno fa il suo sporco lavoro di marketing (il vocabolario in queste situazioni si riduce alle solite quattro frasi standard o alle improbabili dichiarazioni dettate da ogni ufficio stampa: "è la cosa migliore che ho fatto!", "è più grosso/profondo/migliore/coinvolgente del precedente!", "non crederete ai vostri occhi!", "vi cadrà la mascella!" i punti esclamativi non sono i miei) ma rimane il fatto che cominciano pian pianino a definirsi il plot e i personaggi del prossimo Man of Steel, il sequel del film di Superman di Zack Snyder che sembra sempre più un tentativo della DC di bruciare le tappe e raggiungere la Marvel che ha fatto un grosso sforzo produttivo e un'ottima pianificazione da 7-8 anni a questa parte.
L'ultima in ordine di apparizione è proprio al Comic-Con con la prima immagine ufficiale di Wonder Woman, interpretata dall'israeliana Gal Gadot
Se son rose magari fioriranno. O forse faranno semplicemente schifo.
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mercoledì 9 luglio 2014
È solo un gioco
Ieri sera è successo un'inverosimile goleada della Germania ai danni di un Brasile irriconoscibile nella prima semifinale di questa Coppa del Mondo. Il Brasile, privo della stella Neymar e del capitano Thiago Silva, era circondato dal sostegno e dall'affetto di uno stadio, quello di Belo Horizonte, più caldo e unito di quanto non fosse prevedibile: l'aria di finale nei mondiali di casa, l'impegno per il compagno di squadra che con merito aveva trascinato la nazionale verdeoro a questa fase rendevano la partita ancora più speciale.
La Germania non si è presentata come vittima sacrificale, intenzionata a dare dura battaglia in un mondiale che fino ad oggi l'ha vista protagonista e artefice di vittorie infilate una dietro l'altra, presentava un team solido e frizzante con giocatori dalla importante esperienza internazionale e giovani certezze (Balotelli, ti fischiano le orecchie?).
Il match èstato avvincente quanto meno fino al secondo goal, quello che ha sancito il record di Klose come maggior goleador deila storia dei Mondiali e tracciava un solco del fossato scavato attorno ai brasiliani, da lì in poi completamente allo sbando e del tutto sfilacciati come strategia di disposizione in campo. Lo stupore ha colto tutto il mondo quando in poco meno di cinque minuti i tedeschi hanno infilato Julio Cesar altre tre volte.
Da quel momento lo sconforto si è tramutato prima in disperazione e tragedia sui volti dei numerosi tifosi presenti poi alla lunga in rabbia e disapprovazione per una plateale umilliazione che l'"Alemaña" continuava ad infliggere ai padroni di casa, ombra della corazzata che aveva schiantato la Colombia. Tutta la sicurezza e l'orgoglio sembravano evaporati mentre strabordava il gioco della Germania e dei suoi uomini di punta, i quali senz'altro si rendevano conto che da parte loro si stava scrivendo un capitolo importante nella storia del calcio.
Paradossalmente è proprio la prova dei tedeschi a passare in secondo piano: oggi i giornali sono più una sfilza di manifesti funerari per il Brasile, articoli di fondo dove la retorica della sconfitta si cala in metafore lugubri di disperazione, sentimenti infranti e speranze tradite, nefasti presagi di tumulti e lezioni della storia. Non una parola, se non nelle pagelle delle pagine sportive o negli articoli di analisi, di come la Germania abbia meritato di vincere, con il gioco e la mentalità giusti, più che di come il Brasile li abbiano lasciati vincere.
Ecco questo stare dalla parte degli sconfitti, che fino a poche ore fa erano i vincitori predestinati, un po' mi sconcerta, così come la scarsa fantasia di chi descrive i giocatori tedeschi come "feroci", "implacabili", "spietati" (e se per un miracolo ci fosse stata l'Italia al posto della Germania avrebbero usato gli stessi aggettivi).
Bisognerebbe ricordare che rimane un gioco, o no?
martedì 24 giugno 2014
E non parliamo di disastro...
Brasile, Mondiali 2014, l'Italia esce anche in questa edizione come nella precedente a testa bassa e nel girone eliminatorio. Nulla da dire, la squadra non ha meritato e se usciamo è solo per colpa nostra.
Se vogliamo ritirare fuori il ritrito luogo comune della calcio come metafora unendolo all'altrettanta usurata immagine del Belpaese che dà il meglio nelle difficoltà, ecco, forse questa sconfitta è la miglior sintesi del periodo che stiamo vivendo.
E la Germania macina risultati su risultati...
Se vogliamo ritirare fuori il ritrito luogo comune della calcio come metafora unendolo all'altrettanta usurata immagine del Belpaese che dà il meglio nelle difficoltà, ecco, forse questa sconfitta è la miglior sintesi del periodo che stiamo vivendo.
E la Germania macina risultati su risultati...
Non mi esce dalla testa (24)
Canzone dei sottovalutati (da me) Tears for Fears, rifatta e coverizzata innumerevoli volte negli ultimi anni (uno su tutti tal Gary Jules che l'ha riattualizzata nella soudtrack di Donnie Darko).
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